Modulo 1: Comprendere i bisogni


“Comprendere i bisogni” è il primo di cinque moduli sviluppati per youth workers e insegnanti. Questo modulo mira ad aumentare le capacità e le competenze comunicative e organizzative di chi desideri lavorare con giovani con disabilità, nell’ambito delle mobilità internazionali Erasmus+.

Lo youth work internazionale consente di sperimentare e riflettere su concetti e metodi inclusivi all’interno di uno spazio protetto, ma anche di commettere errori e, attraverso un approccio partecipativo, dare il via a comuni processi di apprendimento.

Per creare un’atmosfera di fiducia e dinamiche di gruppo positive, dovrai tenere conto dell’ampia gamma di bisogni e interessi di chiunque partecipi alla mobilità. Youth workers e insegnanti devono inoltre prepararsi a riflettere continuamente su una varietà di approcci metodologici: in gruppi che coinvolgano giovani disabili, è ancora più importante e necessario personalizzare l’intero processo in base alle esigenze collettive e individuali.

Questo modulo esplora i seguenti argomenti:

  • Comprendere i bisogni: che ruolo hanno le famiglie?
  • Mobilità inclusive: cosa fare e cosa non fare
  • Assistenza: quando e come?

Cosa imparerai in questo modulo?

  • Come capire i bisogni di giovani con disabilità e rispondere alle preoccupazioni delle loro famiglie prima, durante e dopo una mobilità;
  • Come organizzare mobilità internazionali inclusive;
  • Come fornire assistenza prima, durante e dopo un’attività giovanile.

Aula studio

1. Comprendere i bisogni: che ruolo hanno le famiglie?

Il paradigma della disabilità e della famiglia si è evoluto da semplice modello psicoterapeutico (sviluppato per la prima volta negli anni ’50) a un modello di qualità della vita e di empowerment (a partire dagli anni ’80). Il nuovo periodo è caratterizzato dalla fiducia in un’idea di base: le famiglie sono in grado di gestire la disabilità quando ricevono il necessario sostegno; sono, cioè, famiglie resilienti. (Arellano & Peralta, 2012).

Un legame positivo tra famiglie e youth workers può influenzare l’atteggiamento di chi desideri partecipare a un’attività giovanile: come possiamo, quindi, garantire che questo legame sia effettivamente stabilito? È importante impegnarsi per creare un effettivo rapporto di collaborazione e realizzare una “interazione di sostegno reciproco, che si concentri sulla soddisfazione dei bisogni della persona con disabilità e della sua famiglia, e che sia caratterizzata da un senso di competenza, impegno, uguaglianza, comunicazione e fiducia” (Summers et al., 2005, p. 49).

È fondamentale capire che una comunicazione e una cooperazione appropriate con le famiglie potrebbero contribuire, assieme ad altri fattori, alla partecipazione attiva di giovani PwVHPI (persone con disabilità visiva, uditiva e fisica) in svariati programmi giovanili e attività di volontariato. Come youth worker, però, devi tenere a mente che il coinvolgimento attivo di giovani PwVHPI è fondamentale fin dal primo momento: dovrai stabilire un legame con loro(nel caso in cui non vi conosceste) e fare in modo che si sentano a proprio agio con te e con l’attività che stai pianificando. È fondamentale non dimenticare mai che il tuo focus primario deve essere chi desidera partecipare alla mobilità, non la sua famiglia: se, durante un incontro con giovani disabili e le loro famiglie, hai domande sui bisogni specifici di chi vuole partecipare alla mobilità, dovresti sempre porle a loro, non alle loro famiglie o, per esempio, eventuali interpreti di lingua dei segni.

Quando incontri partecipanti e famiglie, cerca di:

  1. Trovare risorse che illustrino chiaramente cosa c’è dietro a un progetto di mobilità: le risorse dovrebbero anche illustrare chiaramente che le mobilità sono accessibili per giovani disabili e che le loro esigenze saranno ascoltate e soddisfatte. Assicurati di trovare materiale proveniente da fonti affidabili, che sia accessibile e inclusivo e che contenga informazioni su qualsiasi tipo di assistenza di cui si possa aver bisogno (viaggi, assistenti o interpreti, spazi accessibili, ecc.).
  2. Sottolineare l’importanza della partecipazione attiva per il successo complessivo dell’esperienza di mobilità: sforzati di far capire l’importanza della partecipazione di giovani disabili a progetti di mobilità e come questa possa contribuire a migliorare le loro competenze personali e professionali (lingue straniere, comunicazione, lavoro di gruppo). Condividi, previa autorizzazione, i contatti di giovani disabili che hanno già partecipato a mobilità all’estero, in modo che possano condividere le loro esperienze, compresi gli eventuali ostacoli incontrati; potrebbe essere motivante e incoraggiante. E, ovviamente, informati su quali siano i loro bisogni e chiedi come puoi facilitare la loro partecipazione allo scambio giovanile. Non dare mai per scontati i bisogni di altre persone e ricorda sempre che queste esigenze possono essere diverse da quelle comunicate dalle loro famiglie e che devono essere soddisfatte prima, durante e dopo la mobilità.
  3. Chiarire che la partecipazione attiva è un processo che non si esaurisce con l’esperienza della mobilità: sarebbe importante per giovani (disabili e non) trovare altri modi per essere attivi nella loro comunità. Ad esempio, potresti preparare una lista di opportunità di volontariato in base alla loro principale area di interesse – sia essa l’inclusione, l’attivismo ambientale, l’uguaglianza di genere, ecc.

Non esistono “ricette” che funzionano magicamente in ogni circostanza: è quindi essenziale pensare in modo creativo, comprendere le esigenze e le

opportunità di ogni singolo caso e anche valutare le soluzioni trovate in casi simili, per capire cosa funzioni e cosa no. Ecco alcuni suggerimenti su come coinvolgere le famiglie in tutte le fasi del processo di mobilità giovanile (10 Strategies for Schools to Improve Parent Engagement, 2019 – risorsa in lingua inglese):

  1. Personalizzare

    L’aspetto della personalizzazione non dovrebbe riguardare solo chi partecipa alla mobilità, ma anche le loro famiglie. Cerca di capire meglio i loro mezzi di comunicazione preferiti (di persona, per telefono, videoconferenza, ecc.), il tono e il tipo di informazione che meglio si adatta alle loro esigenze. Ad esempio, se una famiglia non appare preoccupata sull’assistenza aeroportuale perché già sa come funziona, evita di condividere troppi dettagli e informazioni su questo aspetto dell’attività.

  2. Impostare il tono

    Condividi alcune informazioni su di te con le famiglie, in modo che sappiano cosa aspettarsi e che facciano lo stesso: in questo modo, inizierai a costruire un rapporto basato sulla fiducia che andrà coltivato durante le fasi di preparazione, realizzazione e follow-up della mobilità.

  3. Condividere la responsabilità

    Chiarisci che ti impegnerai al 100% nel rapporto di comunicazione, ma anche che l’impegno deve essere reciproco.

  4. Spronare le famiglie a essere tue partner

    Dovresti invitare le famiglie a condividere informazioni sui punti di forza di giovani disabili, sul tipo di sistema di sostegno che hanno a casa, sul tipo di assistenza di cui hanno bisogno, e cercare di capire come qualcosa che accade nella loro vita personale potrebbe finire per influenzare il loro comportamento in un contesto di gruppo. Informazioni come queste possono essere essenziali per progettare una mobilità che soddisfi le esigenze di chiunque decida di parteciparvi.

  5. Condividere positività

    È importante trovare occasioni per comunicare buone notizie. Cerca di non condividere solo aggiornamenti sugli aspetti tecnici della mobilità, ma anche sui risultati ottenuti in termini di accessibilità e di inclusione nelle attività previste, sul materiale fornito, sui miglioramenti e sugli obiettivi personali raggiunti da giovani e youth workers in ogni fase della mobilità.

Fonte

2. Mobilità inclusive: cosa fare e cosa non fare

Come spiegato nella prima sottosezione, prima di pensare all’ambiente (fisico e di apprendimento) in cui si svolgerà la mobilità, dovresti metterti in contatto con potenziali partecipanti per valutare e chiarire le loro esigenze individuali. Dopo aver raccolto le informazioni, puoi iniziare a pensare ad adattare ciò che si è appreso durante la fase di preparazione, al fine di soddisfare le esigenze e le aspettative di giovani PwVHPI. Ma come si può migliorare l’accessibilità? Ci sono moltissimi modi per farlo: alcuni, come migliorare l’accesso fisico agli edifici o produrre documenti in Braille, sono più ovvi, mentre altri – come creare la giusta atmosfera e la giusta cultura dell’apprendimento o del lavoro – sono meno ovvi.

Le seguenti misure garantiscono la massima accessibilità possibile per tutte le attività di qualsiasi scambio o mobilità giovanile:

  1. Dedica il giusto tempo alla ricerca: assicurati di fare del tuo meglio in termini di replicabilità. Progettare in modo inclusivo può sembrare difficile, ma una volta iniziato, sarà più facile individuare le barriere di partecipazione ed eliminarle dai futuri progetti di mobilità. Per iniziare, utilizza un modulo di registrazione per partecipanti che includa domande sul tipo o sui tipi specifici di assistenza necessaria, sulle preferenze alimentari, su eventuali restrizioni dietetiche.
  2. Assicurati di avere materiale e di pianificare attività accessibili che possano coinvolgere ogni partecipante: è importante cercare di essere il più inclusivi possibile. Sulla base delle ricerche fatte durante la fase di preparazione, è possibile cambiare e adattare regole, istruzioni, metodi di comunicazione, in modo che chiunque si senta a proprio agio nell’ambiente di apprendimento da te creato. Ricorda che Erasmus+ copre il 100% di ogni finanziamento aggiuntivo per esigenze speciali (interpreti di lingua dei segni, assistenti, stampa in Braille, ecc.).
  3. Mantieni un atteggiamento open-minded: anche se hai pianificato tutto in anticipo e pensi di aver coperto le esigenze di ogni partecipante, preparati ad adattare i tuoi piani e le tue attività a esigenze impreviste che possono sorgere durante la mobilità.

E ricorda: non ci sono spazi e attività accessibili al 100%! Cerca sempre di includere altre persone nel processo di pianificazione e realizzazione della mobilità per trovare soluzioni creative e inclusive.

Fonte

3. Assistenza: quando e come?

Fino a qualche anno fa, la disabilità era definita dal cosiddetto “modello medico”, che rappresentava la disabilità come un problema appartenente alla persona disabile e che non riguarda altre persone. Ad esempio, se chi usa una sedia a rotelle non può accedere ad un edificio a causa di alcuni gradini, il modello medico suggerirebbe che questo problema è generato dalla sedia a rotelle, piuttosto che dai gradini (The social and medical model of disability, 2020).

Negli ultimi anni, questa corrente di pensiero è stata sostituita dal modello sociale della disabilità. Il modello sociale della disabilità sostiene che ciò che rende una persona disabile non sia la sua condizione medica, ma gli atteggiamenti e le strutture della società in cui vive. È considerato l’approccio “dei diritti civili”, in quanto riconosce che la disabilità è una parte naturale della diversità umana che deve essere rispettata e sostenuta, e che una condizione di disabilità non deve essere usate come scusa per negare o limitare i diritti di alcuna persona. Quindi, secondo il modello sociale della disabilità, se chi usa una sedia a rotelle non può accedere a un edificio a causa di alcuni gradini, il problema è rappresentato dai gradini, non dalla sedia a rotelle.

Detto questo, non dovresti mai commettere l’errore di presumere il tipo di sostegno o assistenza di cui una persona disabile potrebbe aver bisogno; è importante ricordarsi di chiedere sempre alla persona direttamente interessata. Persone con lo stesso tipo di disabilità hanno spesso bisogni completamente diversi – quindi non tirare a indovinare: chiedi! L’indipendenza è fondamentale per le persone con disabilità, quindi se insistono nel dire che non hanno bisogno di aiuto, fanno sul serio!

Fonte

Attività 1.1.

Titolo modulo Modulo 1: Comprendere i bisogni
Titolo attività Rendere accessibile il materiale informativo
Codice attività A1.1
Durata attività Da 3 a 5 ore (a seconda del materiale che volete adattare)
Tipo di risorsa Scheda attività
Scopo dell’attività Rendendo accessibile il materiale informativo della tua organizzazione, puoi migliorarne la visibilità e attirare partecipanti per le attività da te organizzate. Sosterrai inoltre il processo di inclusione di giovani PwVHPI.
Materiali Computer, stampante
Istruzioni

È possibile adattare i contenuti di precedenti presentazioni/volantini che hai creato sugli scambi giovanili e/o Erasmus+, seguendo le linee guida di accessibilità per partecipanti ipovedenti e dislessici. Modifiche simili dovrebbero essere applicate anche al sito web della tua organizzazione.

Fase 1

Seleziona il materiale che ritieni necessario adattare.

Fase 2

Fai una ricerca per capire quali interventi apportare al materiale selezionato per renderlo accessibile per un determinato gruppo target.

Fase 3

Introduci l’adattamento e rendi il materiale accessibile ai gruppi target a cui vuoi rivolgerti.

Fase 4

Se ne hai la possibilità – testa l’accessibilità dei nuovi materiali direttamente con i gruppi target.

Fase 5

Pubblica o stampa la versione adattata della vostra presentazione, brochure o programmi.

Ulteriori esempi di linee guida per l’accessibilità si trovano nella Guida Pratica per l’Inclusione DARE (capitolo 5).

Attività 1.2.

Titolo modulo Modulo 1: Comprendere i bisogni
Titolo attività Lista dell’accessibilità
Codice attività A1.2
Durata attività 2 ore
Tipo di risorsa Scheda attività
Scopo dell’attività Verificare che il luogo scelto per lo scambio o l’attività giovanile sia accessibile per partecipanti disabili.
Materiali Computer, stampante
Istruzioni

Fase 1

Indaga sulle esigenze di chi partecipa all’attività, parlando con loro o distribuendo un questionario;

Fase 2

Utilizzando, ad esempio, un documento su foglio Excel, puoi ora iniziare a creare la lista di controllo dell’accessibilità della sede dello scambio o dell’attività. Esempi di requisiti comuni in termini di accessibilità possono essere trovati con una semplice ricerca sul web; qui troverai, ad esempio, quelli per chi utilizza una sedia a rotelle;

Fase 3

Elenca i requisiti nella prima colonna del foglio Excel e ricorda di lasciare un po’ di spazio per note e appunti (ad esempio, nel caso in cui sia in corso una modifica);

Fase 4

Tieni traccia degli sviluppi (ad esempio, soluzioni trovate, esigenze ancora da soddisfare, soluzioni alternative, ecc.)

Approfondimento 1.1

Titolo modulo Modulo 1: Comprendere i bisogni
Titolo risorsa Communication with deafblind people
Codice R 1.1
Introduzione Un video che esplora i metodi per comunicare con persone sia sorde che cieche. Il video è in lingua inglese.
Perché questa risorsa? Pur essendo datata, il video mostra come l’innovazione e la creatività giochino un ruolo straordinario nello sviluppo di metodi di comunicazione inclusivi. Ci auguriamo che questo video possa ispirarti a non aver mai paura di sperimentare per comunicare in modo inclusivo con giovani disabili.
Link Communication with Deafblind People

Approfondimento 1.2

Titolo modulo Modulo 1: Comprendere i bisogni
Titolo risorsa How to communicate with a deaf person? – 14 simple & actionable tips to overcome communication barriers
Codice R 1.2
Introduzione Una raccolta di consigli di base e facili da seguire su come interagire con una persona sorda. La risorsa include video (tra cui uno sulla lettura delle labbra) e articoli interessanti sull’argomento. La risorsa è in lingua inglese.
Perché questa risorsa? Imparerai a comunicare con le persone sorde in modo inclusivo.
Link How to communicate with a deaf person?

Approfondimento 1.3

Titolo modulo Modulo 1: Comprendere i bisogni
Titolo risorsa EBU Clear Print Guidelines
Codice R 1.3
Introduzione Questo documento unisce principi di base a esempi di buone pratiche che potrai facilmente applicare in tutte a documenti cartacei o digitali, per renderli accessibili alle persone cieche e ipovedenti. La risorsa è in lingua inglese.
Perché questa risorsa? Implementando i semplici principi dell’Inclusive Design (chiamato anche Universal Design) anche tu potrai dare un importante contributo ad una società più accessibile e inclusiva.
Link EBU Clear Print Guide

Approfondimento 1.4

Titolo modulo Modulo 1: Comprendere i bisogni
Titolo risorsa Scotland’s Inclusive Communication Hub
Codice R 1.4
Introduzione Questo centro virtuale è ricco di documenti utili sull’accessibilità e la comunicazione inclusiva scritti da persone con disabilità, associazioni e organizzazioni scozzesi. La risorsa è in lingua inglese.
Perché questa risorsa? Sarai in grado di trovare informazioni sull’accessibilità e sull’inclusività (compresa un’intera sezione sull’accessibilità degli ambienti edilizi) facilmente ricreabili e applicabili nella vita reale.
Link Scotland’s Inclusive Communication Hub

Approfondimento 1.5

Titolo modulo Modulo 1: Comprendere i bisogni
Titolo risorsa National accessibility requirements and standards for products and services in the European single market: overview and examples
Codice R 1.5
Introduzione Il rapporto evidenzia le differenze nei requisiti di accessibilità in vari paesi europei. La risorsa è in lingua inglese.
Perché questa risorsa? È utile conoscere i requisiti di accessibilità di altri paesi per preparare adeguatamente un progetto di scambio giovanile internazionale e per rispondere alle esigenze e alle preoccupazioni di potenziali partecipanti e delle loro famiglie.
Link National accessibility requirements and standards for products and services in the European single market

Riferimenti

Per approfondire la terminologia usata in questo modulo, ti invitiamo a leggere la Guida Pratica DARE per l’Inclusione.

Bibliografia

Benito Lara, E., Carpio de los Pinos, C. (2017). Families with a disabled member: impact and family education 2017 [Online] – ultimo accesso 17 Dicembre 2020

MappED! (2018). Inclusive Mobility Alliance. Recommendations on making the Erasmus Programme 2021-2027 more inclusive [Online] – ultimo accesso 23 Giugno 2020

Wolley, R. ed. (2018). Understanding Inclusion. Core Concepts, Policy and Practice. Routledge, London

Save the Children (2000). Access for all Helping to Make Participatory Process Accessible for Everyone. [Online] – ultimo accesso 23 Giugno 2020

Summers, J.A., Hoffman, L., Marquis, J., Turnbull, A., Poston, D., & Nelson, L.L. (2005). Measuring the quality of family-partnerships in special education services. Exceptional Children.

Sitografia

Gettingsmart.com (2019), 10 Strategies for Schools to Improve Parent Engagement – ultimo accesso 17 Dicembre 2020

VirtualLab School (2017), Promoting Family Engagement: Communicating With Families – ultimo accesso 16 Giugno 2020

European Agency for Special Needs and Inclusive Education (2020), – ultimo accesso 2 Marzo 2020

University of Leicester – le.ac.uk (2020). The social and medical model of disability – ultimo accesso 17 Dicembre 2020

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